Le malattie cardiovascolari sono la principale causa di morte e di invalidità delle popolazioni più industrializzate. Esse rappresentano quindi un problema sanitario di enorme rilevanza. In quei paesi in cui sono state adottate efficaci campagne di prevenzione sia individuali che di popolazione, si è registrato un trend positivo verso la diminuzione dell’incidenza di tali patologie, come per esempio in America Settentrionale, in Australia e nell’Europa Occidentale e settentrionale. Le malattie cardiovascolari sono invece in aumento in quelle zone classicamente a bassa incidenza come l’Asia e l’Africa a causa del diffondersi dello stile di vita occidentale dovuto alla industrializzazione. Esse stanno aumentando in maniera allarmante in Europa centrale e Orientale ed, in particolare, nell’ex Unione Sovietica.

Vi sono una grande varietà di fattori che incidono nello sviluppo delle malattie cardiovascolari e tutti contribuiscono allo sviluppo della aterosclerosi e delle sue complicanze d’organo che sono l’infarto del miocardio, l’ictus, l’angina pectoris stabile e instabile e tutte le malattie vascolari periferiche.

I fattori di rischio per lo sviluppo dell’aterosclerosi si distinguono in classici, per cui esistono una grande numerosità di studi epidemiologici che ne hanno stabilito il loro ruolo predittivo ed emergenti, che sono stati in vario modo accostati al rischio cardiovascolare ma che sono ancora in fase di valutazione epidemiologica. I fattori di rischio ancora di possono dividere in modificabilie non modificabili.

I fattori I fattori modificabili sono quelli in cui è identificabile un contributo ambientale legato ad abitudini o a comportamenti che permettono interventi specifici; i fattori

non modificabili sono per la maggior parte legati a componenti genetiche.

Tra i fattori di rischio non modificabili troviamo fattori quali l’età. E’ noto che con l’aumentare dell’età si ha un incremento progressivo del rischio di sviluppare la malattia cardiovascolare (MC), soprattutto negli uomini. Troviamo il sesso. In termini assoluti la mortalità cardiovascolare è superiore nelle donne e ciò sembra essere dovuto ad una aspettativa di vita maggiore nel sesso femminile rispetto a quello maschile. Nelle donne però le MC si manifestano con un ritardo di circa 10 anni rispetto agli uomini. Le MC sono rare nelle donne in età fertile in assenza di diabete mellito o di grave iperlipidemia, mentre dopo la menopausa il rischio diventa sovrapponibile. Altri fattori di rischio non modificabili sono certamente la familiarità per malattie cardiovascolari in età precoce e i geni di suscettibilità. Ci sono pochi dubbi sul fatto che una storia familiare positiva per MC prematura conferisca un maggior rischio di sviluppare la malattia anche in assenza di altri fattori. A questo proposito riveste una notevole importanza la diagnosi genetica, cioè la capacità di predire se un soggetto è a rischio sulla base della conoscenza di mutazioni o semplici polimorfismi cioè di alterazioni che modificano la funzione del gene. Anche l’appartenenza ad un particolare gruppo etnico rappresenta un fattore di rischio. Per esempio, la popolazione giapponese ha un rischio di CHD molto più basso delle altre popolazioni e questo è legato all’elevato consumo di pesce.

Tra i fattori di rischio modificabili ci sono quelli maggiori o classici, noti da tempo e per i quali esistono un gran numero di studi (fumo, diabete mellito, ipertensione arteriosa, elevati livelli di colesterolemia totale ed LDL, bassi livelli di colesterolemia HDL) e i fattori di rischio emergenti, quali l’obesità e l’assenza di esercizio fisico, elevati livelli di trigliceridemia, aumento dei fattori di infiammazione e dei fattori pro-trombotici e coagulativi,ecc..

Esiste una condizione altamente aterogena, caratterizzata dalla contemporanea presenza nello stesso individuo di una moltitudine di fattori di rischio cardiovascolare che viene definita Sindrome Metabolica e che è in continua espansione nel mondo industrializzato. Questa sindrome è la conferma evidente di come l’associazione di più fattori di rischio cardiovascolare conferisce un rischio globale maggiore di sviluppare l’aterosclerosi e le sue complicanze d’organo rispetto alla presenza di un singolo fattore di rischio