Tradizionalmente  il tessuto adiposo è stato considerato un deposito di energia; oggi è invece considerato un vero e proprio organo endocrino in grado di produrre numerose molecole biologicamente attive che regolano le funzioni metaboliche di organi e tessuti. Molte di queste molecole agiscono come effettori positivi regolando il bilancio energetico e garantendo la normale omeostasi metabolica, altre sono prodotte dal tessuto adiposo in risposta a condizioni di stress o in presenza di obesità, specie viscerale, con effetti negativi sul metabolismo che portano ad una condizione di infiammazione cronica latente del tessuto adiposo (low grade inflammation). Un aspetto interessante di questo profilo infiammatorio è che esso viene attivato e ha luogo esclusivamente nel tessuto adiposo.

Due sono i tessuti costituenti l’organo adiposo: il tessuto adiposo bruno con funzioni di termogenesi e quindi di produzione della temperatura corporea e il tessuto adiposo bianco che è caratterizzato dall’accumulo di trigliceridi ma anche da una attività endocrina.Gli adipociti bianchi producono le adipochine, molecole che possiedono numerosi effetti sistemici tra cui la regolazione della pressione arteriosa, dell’omeostasi emocoagulativa e della funzione immunitaria; il loro ruolo metabolico si esplica attraverso la regolazione del metabolismo degli zuccheri e dei grassi. Le adipochine sono in grado di attivare una risposta infiammatoria sistemica, che a sua volta ha un impatto negativo sulla sensibilità insulinica e che, insieme alla capacità di modulare la funzione vascolare, incrementa il rischio cardiovascolare. L’organo adiposo è anche in grado di produrre alcuni ormoni che sono responsabili della distribuzione del tessuto adiposo e in particolare del tessuto adiposo bianco. Gli androgeni e il cortisolo determinano un aumento della distribuzione del grasso nella parte superiore del corpo al di sopra dell’ombelico, mentre gli estrogeni determinano un aumento del volume e del numero degli adipociti nella parte inferiore del corpo al di sotto dell’ombelico.  

Mentre in passato si riteneva che il numero di adipociti restasse stabile e fisso, recentemente è stato invece osservato che ogni anno il 10% delle cellule adipose adulte va incontro a un vero e proprio ricambio, in modo del tutto indipendente dall’indice di massa corporea, cioè sia in soggetti magri che grassi. Le cellule adipose di neosintesi derivano da una comune linea di cellule staminali mesenchimali che possono differenziarsi in mioblasti, cardiomiociti, osteoblasti, angiomiociti e adipociti. In seguito ad un eccesso calorico e soprattutto in presenza di dismetabolismo, le cellule adipose inizialmente diventano più grandi (ipertrofiche), a causa dell’accumulo di trigliceridi in eccesso; la condizione di ipertrofia porta alla produzione di citochine infiammatorie che innescano un segnale cellulare per la produzione di nuove cellule adipose. In questo modo si ha un aumento delle dimensioni dell’organo adiposo non solo per aumento del volume degli adipociti ma anche per aumento del numero di adipociti (iperplasia). In parole povere, il normale processo di adipogenesi (cioè la proliferazione e differenziazione di nuove cellule adipose) non è più un processo di turnover per sostituire adipociti adulti, ma porta ad un notevole incremento del numero degli adipociti che diventano tutti ipertrofici per far fronte al notevole eccesso di trigliceridi prodotti in seguito ad un eccesso calorico. Il processo di adipogenesi, comporta che le cellule staminali non si orientino più verso la produzione di altri tipi cellulari come gli osteoblasti del tessuto osseo e i fibroblasti del tessuto connettivo con conseguente riduzione della massa magra (sarcopenia) e anche della massa ossea (osteopenia e osteoporosi). Una ulteriore conseguenza dell’aumento della massa grassa corporea è la riduzione dell’acqua corporea totale che si trova all’interno della massa  magra muscolare. Il risultato complessivo quindi di  sovrappeso e obesità è l’accelerazione del processo di invecchiamento cellulare.

 

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