La progressiva incidenza dell’obesità, sia nei Paesi sviluppati, sia in quelli in via di sviluppo, potrebbe essere influenzata, oltre che dalla dieta inadeguata, da fattori diversi cognitivi e genetici interferenti reciprocamente; nonché dallo stress.

panino

In sintesi
Secondo autori australiani, alcuni studi sull’uomo hanno dimostrato una maggiore preferenza per i cibi grassi e molto dolci in persone che hanno riferito una maggiore esposizione allo stress. Gli stessi autori hanno dimostrato, nei roditori, che una dieta ricca di grassi e zuccheri porta a cambiamenti chimico-biologici dei neurotrasmettitori coinvolti nella valutazione edonistica degli alimenti; tali cambiamenti sono indicativi di una capacità di dare dipendenza simile tra alimenti ricchi di grassi e/o zuccheri.
In altri studi, sottolineano gli stessi, la dieta con più grassi e/o più zuccheri ha attenuato un comportamento simile all’ansia in ratti esposti a stress (separazione materna) precoce. E questo potrebbe dare a questi alimenti un valore di comfort-food che può essere paragonabile negli animali e nell’uomo e che interessa anche le zone cerebrali in cui viene rappresentata la funzione cognitiva che è dominante sull’assunzione di cibo in eccesso nelle persone obese. E ne potrebbe conseguire un danno metabolico più grave come si verifica nell’obesità e nelle sue complicanze.
Secondo autori americani, diverse evidenze suggeriscono che la genetica può avere un ruolo nell’aumento dell’obesità nella direzione della variabilità genetica dei geni che si trovano sulle vie di trasmissione della dopamina. E questa variabilità può portare a un’esperienza disordinata riguardo le proprietà gratificanti del cibo e i comportamenti compensatori. E revisionando la letteratura che riporta i dati di neuroimaging e neurogenetici posti in relazione con la dopamina, l’obesità, l’aumento di peso, la dipendenza da cibo e le regioni cerebrali interessate nei percorsi di ricompensa, emerge l’importanza delle vie dopaminergiche.
Tutti questi dati suggeriscono, secondo gli autori americani, l’esistenza di un modello concettuale per l’obesità che sottolinea i contributi genetici dopaminergici e i fattori di rischio per l’obesità più tradizionali, come i dati demografici (età, razza e genere), attività fisica, dieta e farmaci. In conclusione, una migliore comprensione di questi meccanismi genetici e dopaminergici, è la sola via percorribile per un trattamento clinico efficace dell’obesità.

Autore: Patrizia Maria Gatti

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