A monte una premessa: su questo argomento sono stati scritti interi volumi da specialisti del settore. Ritengo pertanto di poter solamente stilare un appunto che, mi auguro, riesca ad essere sintetico e sufficientemente chiaro.

Il ruolo della dieta nella comparsa  e nello sviluppo del cancro, in questi ultimi anni, è diventato argomento di accesi dibattiti. Se è vero, come affermano gruppi di ricerca, che il 30% dei tumori ha  un rapporto diretto con una alimentazione errata ne consegue la necessità di identificare e validare una terapia nutrizionale adeguata.

Prima però di cercare di identificare e valutare le sostanze che possono generare e sviluppare un processo neoplastico ritengo sia corretto inquadrare questo tipo di patologia.

Secondo le moderne vedute i cultori della materia  definiscono Il cancro come “il risultato  di un danno genetico permanente indotto da fattori vari, interni ed esterni”.  E’ quindi una malattia complessa che sicuramente coinvolge le funzioni dei geni deputati allo sviluppo cellulare ma anche comprende azioni direttamente esercitate sulla cellula da fattori ambientali.

E’ in questo secondo comparto che molto probabilmente manifesta la sua attività l’aspetto nutrizionale il quale, a sua volta, deve essere valutato anche per l’aspetto quantitativo oltre che qualitativo.

Dobbiamo considerare che  una  dieta che contempla una restrizione dell’apporto calorico automaticamente determina una riduzione dell’assetto ormonale. L’ormone che principalmente risente di tale trattamento è l’insulina, sostanza potenzialmente cancerogena in quanto fattore di crescita. Sullo stesso piano vengono considerati, anche se con un impatto diverso, gli ormoni sessuali. In conclusione essere morigerati non guasta! 

Per quanto concerne invece la presenza nella dieta di sostanze potenzialmente cancerogene è corretto, rapidamente, accennare al meccanismo dei radicali liberi .

Si tratta di molecole che, avendo perso un elettrone, cercano di stabilizzare la loro struttura “rubandolo” ad un’altra molecola. Si generano così sostanze altamente reattive, caricate positivamente, che nel tentativo di riequilibrare la loro carica elettrica, producono notevoli danni alla struttura delle proteine, dei lipidi, degli acidi nucleinici e del DNA. Da ricordare che le eventuali mutazioni del DNA, che può essere considerato il software della cellula, comportano conseguentemente modificazioni gravi ai programmi di progressione e differenzazione  della cellula stessa .Ha origine così lo stress  ossidativo, condizione  causata dalla rottura dell’equilibrio fisiologico tra processi pro-ossidanti e processi antiossidanti. Dallo squilibrio tra queste due forze possono quindi derivare  effetti iatrogeni con conseguente danno cellulare, danno tissutale, danno di organo e danno sistemico. Per quanto concerne lo studio dello stress ossidativo,ancora oggi i laboratori  incontrano notevoli difficoltà. Trattandosi infatti di prodotti a vita molto breve,si deve ricorrere a metodiche capaci di rilevare le reazioni indotte su proteine, lipidi e DNA o sulla diminuzione di molecole antiossidanti come vitamine, glutatione ecc.

Le molecole a carica positiva sono generate durante i normali processi metabolici e vengono potenziati da radiazioni, farmaci, metalli pesanti, fumo di sigarette,alcool ecc. mentre le difese antiossidanti originano dalla ridotta assunzione o diminuita sintesi di radicali liberi e dall’aumentata disponibilità e consumo di antiossidanti. Infine va ricordato che non sono solo i radicali liberi dell’ossigeno ad essere pericolosi ma anche quelli derivati dall’azoto (ROS/RNS).

Se poi vogliamo considerare un po’ più nel dettaglio gli  alimenti che secondo la letteratura  potrebbero esercitare una eventuale azione cancerogena  dobbiamo prendere in considerazione: le micotossine, gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e le nitrosoammine

Le prime abbondano nei cibi contaminati da funghi, mentre  IPA si formano durante la combustione di materia organica come il carbone, e si depositano poi sulla carne grigliata. Infine le nitrosoammine si producono durante la cottura di carne o pesce sulla brace oppure al forno.

Mangiare una buona bistecca è quindi pericoloso?  Sicuramente no! Il pericolo può derivare solamente dalla quantità e dalla continuità. Mangiamo serenamente la nostra grigliata uno o due volte alla settimana (non di più) e accompagniamola sempre con tanta verdura. Gli specialisti dell’alimentazione hanno a loro disposizione elenchi più che forniti di prodotti antiossidanti sia naturali che di sintesi ed hanno anche la capacità di suggerire menù gustosi e perfettamente bilanciati.    

 

Dottor Alessandro Colloca

 

Condividi