Il colon, che è lungo circa un metro e mezzo, è una parte dell’intestino che collega il tenue al retto e all’ano ed ha come funzione principale quella di assorbire l’acqua, le sostanze nutritive ed i sali minerali dal cibo parzialmente digerito proveniente dall’intestino tenue.

La sindrome del colon irritabile (SCI o IBS,  Irritable bowel syndrome in inglese) è un disturbo che si manifesta con sintomi quali crampi, dolore addominale, nausea, costipazione e, in alcuni casi, diarrea. Non si conosce ancora alcuna causa specifica della sindrome del colon irritabile: secondo la teoria più diffusa i pazienti che ne soffrono hanno un colon, o intestino crasso, particolarmente sensibile e reattivo a determinati alimenti e allo stress. Colpisce più le donne che gli uomini e inizia prima dei 35 anni nella metà circa dei pazienti.

Molte persone che soffrono di SCI ed in particolare della forma associata a diarrea, sviluppano forme d’ansia sociale di tipo anticipatorio, riducendo così di molto la loro qualità di vita. Spesso a questi pazienti vengono prescritti antispastici intestinali e loperamide (es. imodium) o antidepressivi che vanno ad attenuare solo momentaneamente la sintomatologia.

L’intestino viene definito frequentemente come il nostro secondo cervello e, di conseguenza, è facilmente influenzato dallo stress e dall’emotività. E’ altrettanto vero che, ancor prima di questi, l’omeostasi intestinale è influenzata da ciò che mangiamo e dalla flora batterica.

La dieta che nel tempo si è rivelata più efficace nel ridurre i sintomi connessi alla sindrome del colon irritabile, ed in particolare della variante con diarrea, è definita low- FODMAP.

FODMAP è un acronimo utilizzato per descrivere carboidrati a corta catena, scarsamente assorbiti, che possono provocare un eccessivo accumulo di fluidi e gas a livello intestinale. Tale fenomeno può essere causa di gonfiore, dolore e distensione addominale. Tra questi carboidrati possiamo annoverare lattosio, fruttosio, fruttani (anche noti come inulina), galatto-oligosaccaridi e polioli (come sorbitolo, mannitolo, xilitolo e maltitolo), i quali sono presenti in un’ampia gamma di alimenti. Tutti questi zuccheri sono scarsamente assorbiti dalla mucosa intestinale e creano un gradiente di concentrazione che causa il richiamo di acqua all’interno del lumen. Inoltre, alcuni di questi carboidrati favoriscono una spropositata crescita batterica, che è a sua volta responsabile dell’accumulo di gas intestinali. Questi due fenomeni, accumulo di acqua e gas intestinali, possono almeno parzialmente spiegare i tre principali sintomi della sindrome del colon irritabile: feci non composte, meteorismo e dolore addominale.

Una dieta a basso contenuto di FODMAP può cosi portare ad una riduzione (e talvolta alla scomparsa) dei sintomi e ad un netto miglioramento della qualità di vita del paziente. Questo approccio dietetico viene di fatto sempre più spesso proposto a questi pazienti, in modo da aiutarli a gestire meglio le fasi più acute della sindrome e ,di conseguenza, limitare l’utilizzo di farmaci.

Ma dove si trovano i carboidrati a catena corta? Ecco alcuni esempi:

  • Grano, segale, cipolla e aglio contengono principalmente i fruttani;

  • I legumi sono ricchi in Galatto-oligosaccaridi (GOS);

  • Il lattosio è lo zucchero presente in latte e derivati (eccetto alcuni formaggi stagionati come il Parmigiano);

  • In alcuni tipi di frutta (come il cocomero, la mela, la pera) e in alcuni dolcificanti (come il miele) si trova un’alta concentrazione di fruttosio;

  • I polioli (es. sorbitolo, mannitolo, maltitolo, xilitolo etc.) si trovano, invece, nella frutta con nocciolo (come l’albicocca, la prugna, la pesca, le ciliegie, …), nella verdura e nei funghi. Inoltre, vengono spesso usati come dolcificanti nell’industria alimentare (gomme da masticare).

E’ importante tener presente che questo tipo di alimentazione deve essere seguita sotto il controllo di un nutrizionista.

Dottoressa Filomena Campagna

Dottoressa Diletta Durano

 

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